martedì 19 dicembre 2017

Raccontare l'AMORE. #LaDonnaGiusta




...Il peso di due corpi insieme, la luce che ognuno ha dentro di sé, il centro esatto dei dispiaceri, quello spazio chiamato serenità. Un Ti amo  che significa ho bisogno di te, lo stravolgimento più intimo del proprio essere, la quotidianità di silenzi e di parole sussurrate, ritmi lenti e gesti delicati; leggerezza, purezza, coraggio, ossessione, dedizione, cura. Uno stato dell'essere, a volte "maleducato", che segna gli audaci e mette a tappeto i codardi. Tutto questo non potrebbe avere altro nome: AMORE.
Di questo autentico sentimento sono impregnate, le pagine del romanzo "La donna giusta" scritto da Caterina Ambrosecchia, edito da Gelsorosso.
Un susseguirsi di parole scolpite sapientemente dall'autrice. Gradevole e fluido ma soprattutto fonte di riflessione, un tipo di lettura che ti entra sotto la pelle e non ti si scolla più. Tre generazioni di donne, Luigia, Libera e Monica, continui intrecci tra passato e presente, uno specchio e la forza delle donne. Il coraggio di amare andando oltre tutti, di ammettere il bisogno di farlo, di vivere ogni emozione andando continuamente alla ricerca di sé. Strani intrecci con uno scenario da semigiallo; donne dannatamente forti, uomini che mostrano resistenza a mettersi in gioco, retaggi di un passato che pesano su entrambi. Elegante, raffinato e dirompente come pioggia d'estate questo romanzo d'esordio, fa percepire  a tratti l'essere combattiva della stessa autrice, un particolare il quale si riflette nelle tre storie che si appartengono in qualche modo. Si vive l'amore se non con il cuore che ti esce dal petto, come le protagoniste, in un profondo Sud Italia radicato a preconcetti. Ti siedi e pensi: il solito libro sentimentale; dopo le prime pagine, ci si rende conto che è adatto a tutti.
Perché l'Amore è Amore, perché il destino è destino, non esiste al mondo combinazione perfetta.

"...Mentre piangeva sola su quelle scale, pensava che lei avrebbe fatto di tutto per lui, sarebbe stata capace di grandi sfide e di violente battaglie, mentre lui non riusciva a fare nulla per lei. Era quello che la rattrista va di più, il peso diverso dell'amore..." (la donna giusta) .

Siamo così dolcemente complicate.

Manuela Molinaro

giovedì 27 luglio 2017

leggerezza, Incoscienza, sarà mica primavera?!







...Ti alzi un mattino e ti affacci alla finestra: ogni giorno è diverso anche se gli alberi del parco e i tetti che stanno di fronte a te sono sempre gli stessi. La colazione, il rito della musica mattutina, dell'odore del caffè, della pagina di un quotidiano ti connettono con il mondo. E poi mentre intingi le fette biscottate con il burro e la marmellata, dai una sbirciata a Wats App per controllare i messaggi che gli amici nottambuli ti hanno scritto. Comincia il cosa mettere in base all' umore, la corsa al lavoro, le pause mentali del vorrei scrivere il romanzo che ho in testa, la musica in cuffia giusto per fare ordine tra le idee sparse in testa che frullano. Arriva in un battito di ciglia la sera, ti fai compagnia, tutto scorre con semplicità senza che tu te ne accorga, con consapevole serenità.
Poi un giorno irrompe una forte incoscienza e due sguardi si incrociano, senza preavviso, senza permesso, ti spiazza. Qualcosa che spaventa ma non ti chiedi come andrà a finire, vivi e forse basta così....
La sensazione che in un attimo qualunque cosa possa accadere.
#limpidatrasmissionedipensieri

mercoledì 21 giugno 2017

#MagariDomaniResto






...Tutti bramiamo una vita di grandi avventure, amori impossibili, sogni da inseguire e idee da far valere. Tutti moriamo dalla voglia di lasciarci a braccia aperte nel mondo per mostrare le nostre capacità, per farci dire che variano qualcosa, per secchiate le attenzioni altrui e trovare un senso a questa cosa così immensa che chiamiamo vita. La sera, però, tutti torniamo a casa e ci mettiamo comodi sul divano, ad aspettare che qualcuno ci dica è pronto in tavola. Non le chiamerei semplicemente abitudini, ma un modo per rendere il cielo sopra di noi meno imponente, per sentire di avere un posto dove bastano i nostri soliti e piccoli gesti quotidiani a far funzionare le cose.
Essere abitudinari non è poi così da sfidati.
I bambini sono abitudinari. E i cani il meglio che c'è in giro.
#pensierodelgiorno

lunedì 8 maggio 2017

#AnniComeFotogrammi




Cosa resterà di questi anni ottanta…e novanta?
Attorno a questo interrogativo Raf ci ha costruito una canzone. Io un post da blogger. Semplicemente facendo un tuffo nel passato, proverò a riportare a galla vecchi ricordi e vecchie emozioni. Proverò a risvegliare quelle sensazioni ormai passate, ormai dimenticate. Proverò a essere quella“madeleine” con la quale Marcel Proust andò alla ricerca del suo tempo perduto. Proverò a farmi portavoce di una generazione che non ha nulla da invidiare a quella di oggi, anzi…una generazione che avrebbe di che vantarsi. Perchè NOI siamo quelli che…

– quelli che appena finiti i compiti,andavano a giocare a pallone con gli amici fino a quando “non faceva buio”

– quelli che si divertivano giocando a palla avvelenata,a cinque schiaccia,ai quattro angoli,a un due tre stella,a strega comanda colori,al telefono senza fili,a campana…

– quelli che giocavano a “Nomi,cose e città”,a “Macedonia”,a tris o a “Forza 4”

– quelli che suonavano i campanelli e poi scappavano

– quelli che non facevano lo squillo,ma citofonavano per dire “scendi”

– quelli che hanno sviluppato creatività e logica con i Lego,con i “chiodini”,con il Sapientino

– quelli che disegnavano con i colori a cera

– quelli che avevano la Nintendo per giocare a Super Mario,altro che Wii e PSP

– quelli che credevano a Babbo Natale e alla Befana e giuravano di averli visti per davvero

– quelli che hanno esplorato il corpo umano con “Siamo fatti così”

– quelli che alle ore 16 non finiva Uomini&Donne,ma iniziava Bim Bum Bam

– quelli che si svegliavano con Dodo’ dell’Albero Azzurro

– quelli che usavano i trucchi della mamma per sperimentare nuovi make up(altro che Clio!!!)

– quelli che potevano definirsi primi fashion blogger grazie a “Gira la moda”

– quelli che non rimorchiavano su Facebook chiedendo l’amicizia,ma scrivendo su un bigliettino: “ti vuoi mettere con me?”

– quelli che non avevano i minuti gratis,ma andavano a chiamare dalla cabina

– quelli che collezionavano schede telefoniche e ciuccetti colorati

– quelli che si preoccupavano di non far morire il cucciolo del Tamagotchi

– quelli che a Carnevale si vestivano da Zorro,da principesse o da Sailor Moon

– quelli che guardavano Ufo robot,l’Uomo tigre,Gigi la trottola,Hello Spank,Denver,Lupin,Occhi di gatto,l’ispettore Gadget…

– quelli che hanno scoperto l’amore con Kiss me Licia e Piccoli problemi di cuore

– quelli che hanno conosciuto lo shatush grazie a Mirko dei Beehive

– quelli che hanno capito cosa fosse il fuorigioco con Holly e Benji

– quelli che hanno amato la pallavolo con Mila e Shiro

– quelli che hanno imparato a combattere guardando le Tartarughe Ninja e i Power Rangers

– quelli che sapevano tutte le  versioni della canzone dei Puffi

-quelli che sono rimasti traumatizzati scoprendo che Lady Oscar era una donna e non un uomo

-quelli che iniziavano a pensare che Pollon facesse davvero uso di stupefacenti con quel “sembra talco ma non e’,serve a darti l’allegria”

– quelli che credevano all’amicizia tra uomo e donna grazie a Peter e a Heidi

-quelli che non capivano una parola quando parlava Pingu

– quelli che sono cresciuti con Beverly Hills 90210,Marlos Place,Otto sotto un tetto,Bayside School e Dawson’s Creek

– quelli che sognavano di avere dei “Genitori in blue jeans”,una sorella come “Super Vicky”,una tata come Francesca Cacace, due zie come Assunta e Yetta e degli “amici” come Rachel,Monica,Ross,Phoebe,Chandler e Joey

– quelle che imitavano Ambra Angiolini cantando “t’appartengo ed io ci tengo e se prometto poi mantengo,m’appartieni e se ci tieni tu prometti e poi mantieni,prometto, prometti”

– quelli che sapevano a memoria la canzone di Willy il principe di Bel Air

– quelli che vedevano “Amico mio” con Massimo Dapporto e “Spillo”

– quelli che hanno assistito alla sbarco di immigrati argentini grazie a “Carramba che sorpresa”

– quelli che hanno conosciuto il Karaoke con Fiorello

– quelli che hanno riso con “Mai dire gol”

– quelli che hanno visto nascere il trio Aldo,Giovanni e Giacomo

– quelli che continuavano a ripetere “Supercalifragilistichespiralidoso” fino a quando non lo pronunciavano correttamente

– quelli che sono stati allevati a suon di cartoni Disney

– quelli che facevano i trasgressivi leggendo “Piccoli brividi”

– quelli che in edicola compravano da piccoli il “Topolino” e da grandi il “Cioè”

– quelli che si incollavano le dita con la Vinavil per poi togliere la “pellicina”

– quelli che sniffavano solo Crystalball

– quelli che indossavano le famose scarpe a “occhio di bue”

– quelli che le All Star le compravano al mercato

– quelli che vestivano firmati acquistando semplicemente dalla Benetton

– quelli che a scuola studiavano dal sussidario

– quelli che a 11 anni avevano già letto “Piccole donne”,”L’isola del tesoro” e “Zanna Bianca”

– quelli che usavano le Bic come cerbottane

– quelli che si sentivano grandi con lo zaino della Seven o dell’Invicta

– quelli che spendevano 20mila lire per la Smemoranda

– quelli che scrivevano con le penne cancellabili

– quelli che cancellavano con la gomma blu a forma ottagonale con il buco al centro

– quelli che a scuola ci andavano a piedi e non accompagnati dalle mamme in Suv

– quelli che festeggiavano i compleanni in casa

– quelli che la torta di compleanno gliela preparava la mamma senza essere specializzata in Cake Design

– quelli che alle feste finivano per fare il  gioco della bottiglia

– quelli che non avevano i Cd,ma dovevano riavvolgere il nastro delle cassette col dito o con una penna

– quelli che non avevano l’mp3,ma dovevano aspettare che la radio trasmettesse la hit del momento per poterla registrare,facendo attenzione a beccare il momento giusto

– quelli che ascoltavano la musica con il walkman

– quelli che non registravano msg vocali su Whatsapp,ma facevano dediche alla radio

– quelli che aspettavano l’estate per Festivalbar

– quelli che giravano in macchina con i finestrini abbassati,ascoltando “Hit mania dance” a tutto volume

– quelli che tappezzavano le stanze con i poster delle  Spice Girls,dei Take That e dei BackstreetBoys

– quelli che ballavano la Macarena

– quelli che volevano cantare allo Zecchino D’oro e non a X Factor

– quelli che facevano le foto con le macchine fotografiche con i rullini

– quelli che non potevano modificare le foto con i filtri di Instagram e che puntualmente venivano con gli occhi rossi

– quelli che non salvavano le foto sul cellulare,ma conservavano i negativi

– quelli che d’estate si abbuffavano di gelati Algida

-quelli che mangiavano il Calippo senza malizia

– quelli che compravano il Liuk solo per il bastoncino alla liquirizia

– quelli che hanno imparato la filosofia del “two is meglio che one” con il Maxibon

– quelli che Masterchef  ce l’avevano in casa:la nonna

– quelli che cucinavano con il Dolce forno o con la Nouvelle cuisine,altro che Benedetta Parodi

– quelli che con le lire non erano mai al verde

– quelli che quando andavano al supermercato avevano il resto in caramelle

– quelli che compravano le patatine solo per la sorpresa che c’era all’interno:la manina appiccicosa che lanciavi sui muri

– quelli che uscivano pazzi per le Morositas,le Fruit Joy e le Goleador

– quelli che compravano le figurine e le scambiavano durante la ricreazione a scuola

– quelli che a merenda mangiavano i Buondì,le Girella,le Crostatine e i Tegolini

– quelli che facevano a gara per vedere chi riusciva a fare il pallone più grande con le Big Babol

– quelli che hanno avuto come primo cellulare l’Alcatel o il Nokia 3310

– quelli che ingannavano il tempo giocando a Snake

– quelli che non avevano WhatsApp e pagavano gli sms 15 centesimi

-quelli che con i primi computer dovevano sorbirsi il suono metallico del modem che si collegava a Internet e che teneva occupata la linea telefonica

 Noi siamo quelli nati in un’era non digitale,dove contava ancora guardarsi negli occhi; dove le parole avevano ancora un loro peso,una loro importanza;dove ci si vedeva per parlarsi di persona e non dove ci si parlava per vedersi attraverso uno schermo; dove le amicizie si coltivavano fin dall’infanzia e non cliccando su “aggiungi agli amici”; dove il wi-fi non lo si conosceva,perche’ bastava comunicare da un balcone all’altro.
Noi siamo quelli cresciuti senza tecnologia moderna,ma siamo quelli che l’hanno vista nascere.

Noi siamo quelli che non vedevano l’ora di diventare grandi e quando lo siamo diventati,non abbiamo fatto altro che desiderare di ritornar bambini.

cosa resterà e la radio canta...una verità, dentro una follia.





venerdì 31 marzo 2017

#Tacco12, il venerdì di Jo Silver



...Noi donne eseguiamo la soppportazione a regola d'arte, siamo addestrate per questo. 
Noi non raggiungiamo semplicemente l'obiettivo, noi scaliamo la vetta su TACCO 12!!!
La soluzione semplicistica e vincente di una donna. 
#Tacco12 #venerdiIronia 
Jo Silver

mercoledì 29 marzo 2017

un mercoledì di #ironia


Perchè l'ironia è una facoltà a numero chiuso?!!

 Se “siamo così, dolcemente complicate,sempre più emozionate, delicate” è colpa della Disney. E indirettamente è colpa anche delle nostre mamme che fin da piccole ci hanno allevate a suon di Plasmon e di VHS della Walt Disney. Siamo cresciute con il mito delle principesse salvate dal principe azzurro. In altre parole, ci hanno portato a credere nel lieto fine. Questa convinzione ci accompagna per anni fino a quando non ci troviamo a tu per tu con la realtà. La vita reale finalmente si rivela per quella che è: non ci sono più castelli incantati,ma case con mutuo a tasso fisso o variabile;non ci sono più abiti eleganti e sontuosi,ma vestiti di Zara o di H&M;non esistono più i principi azzurri,ma solo “rospi” da ingoiare.
Non esistono più neanche le principesse. Proprio loro che sono state la nostra rovina,la nostra “condanna a morte”. E cosa dire del bacio?Cresciamo con la convinzione che il bacio sia qualcosa di impegnativo,che voglia dire “ho scelto te e nessun’altro“. Invece,sappiamo benissimo che nella realtà è (quasi) sempre il contrario: il bacio oggi può dir tutto o nulla. Non è un vincolo per la vita,non è un sigillo in ceralacca. Può voler dire “ho scelto te,ma anche tutte le altre“. Quello che le donne non dicono rimane ancorato a quelle  false aspettative che tutte queste principesse della Disney  hanno creato a loro insaputa. Che poi avremmo dovuto capirlo fin dall’inizio:tutte le storie terminano con il “vissero felici e contenti“,ma non ci dicono mai con chi.Il lieto fine esiste solo se sei tu ascriverlo.Il problema è che da piccole le favole ce le facciamo raccontare,da grandi ce le raccontiamo da sole. E nonostante tutto noi continuiamo a sognare,perchè i sogni son desideri di felicità…
Ecco perchè potrete “trovarci ancora qui nelle sere tempestose” pronte a dirvi un altro “si“.
#diMercoledi



domenica 26 febbraio 2017

Scrittura Sospesa #JoSilver



L assenza è un sentimento.. ...
È quella mancanza a cui associ un volto o delle pareti...
Le assenze le senti come un gelo sul cuore e ti lasciano in attesa....
Le assenze  sono generatori di speranze o di illusioni che svaniscono al tramonto del sole lasciando il vuoto in spazi riservati. 
Le assenze danno voce alle paure più nascoste e vivono attraverso il tempo rendendo assordante 
l' inquietudine di certi ricordi. 
Le assenze a volte sono presenze sbagliate. Persone destinate a noi per insegnarci qualcosa che probabilmente non capiremo mai. 
Le assenze nascondono amori incompiuti,ore rubate alla vita in attesa di un arrivo che non verrà. 
Sono le più grandi verità che la vita ci insegna, perché se qualcosa non c è  semplicemente non doveva esserci.
Quel messaggio mancato, il telefono che resta in silenzio,le parole mai dette sono assenze che si scelgono, E se si sceglie di essere assenti nella vita di qualcuno è perchè quella persona per noi era 
un' alternativa e non una scelta.
 l amore non è un alternativa mai.
#ScrutturaSospesa
Jo Silver

venerdì 6 gennaio 2017

#incontrollabilmenteIo




...E' lei, una vecchia canzone che scordi di sapere a memoria, una di quelle che poi, d'improvviso, quando capitano in radio alzi il volume perché è fin troppo tempo che non la senti, prendi in mano una matita, una scopa, un telecomando e canti... forse, sorridi, di nostalgia, di malinconia, rivedi quella pellicola di ricordi, il bello è tutta l'adrenalina e l'enfasi che ci metti cantando, pur sapendo che sei tu, quelle note e le quattro mura della tua camera.
E' quella canzone che hai nella scheda memoria da una vita, una di quelle che salti sempre perché ormai te la sei scordata, una di quelle che però, a volte, quando sarai troppo stanco per cambiare, ascolterai e ricorderai di ricordare ancora. 
Ti chiederai da quanto tempo non la ascoltaci,  e inizia la fase re-play e rewind, questa ti dà un senso di libertá, ti spogli di ogni pensiero perché quel cantare a squarciagola in quell'istante è tutto ciò che conta. La descrizione di un attimo. Incontrollabilmente...
#Friday

domenica 13 novembre 2016

...Ti scatterà una foto...




La fotografia è un esercizio d'osservazione; è una storia, prepararsi, studiarla, leggerla, interpretarla. È l'immagine semplice di un'idea, di un sentimento, di un dettaglio da cogliere. È  riconoscere un istante irrazionale, una ricerca spirituale nell'impero etiope di un soggetto, un'arte senza regole e parole, un pezzo di storia da leggere con gli occhi e un viaggio da fare. Come gli scacchi o la scrittura è una questione di scelte infinite:
" Mi raccomando non mi tolga le rughe che ci ho messo 50 anni per averle" (Anna Magnani)....
È  un filtro benevolo di nostalgia...
"E nell'ampia che ti perdo ti scatterò una foto" (Tiziano Ferro)....
È un tutto ciò che passa per la testa raccontato come capita!!!
Shakespeare non è famoso perché sapeva mettere insieme una bella frase, ma perché aveva grandi storie da raccontare con belle frasi!!!
By Manuela Molinaro
##tchiamalesevuoiemozioni

venerdì 30 settembre 2016

#DilloEScriviloSuMuri





...Le parole sono l'antidoto contro la solitudine, danno il giusto nome ad ogni emozione che ci scalpita dentro, creano connessione in terra e in cielo, ci leggono dentro e creano dei legami, delle riflessioni, creano immaginazione. Curano le " malattie" dei cuori, scritte o dette danno sollievo, il più delle volte lasciano il posto agli abbracci, quei cerchi perfetti in cui abitare....le parole creano una storia, la tua storia, basta solo saperle usare...
#ScriviloSuiMuri
#PensieroDelGiorno

venerdì 9 settembre 2016

#TiCapitaMai


"...Ti capita mai di lasciare un discorso in sospeso,
tornarci su un minuto più tardi e non è più lo stesso,
il tempo ne muta l'aspetto, la forma e anche il senso...Mi capita spesso di chiudere gli occhi e pensare al fluire del tempo la vita che scorre e la paura che a volte impedisce di agire e di migliorarsi un po'.
Ti capita mai di svegliarti nel mezzo di un sogno,
le calde emozioni che provi ti lasciano senza fiato
e nella tua testa risuona lo stesso concetto non vivere a metà, è folle chi lo fa..."

....oggi è il giorno del ti capita mai, che quando succede è un pò come se nella tua testa si ballasse una samba; allegra e confusa....invece del confusa e felice ;). È colpa di settembre che sa di fine anno, con nuovi e buoni propositi, con un'idea di vita nuova, tanti progetti, il mese dei punti ecco, della fine delle riflessioni perché si è già deciso e non si può più seguire il vento ma la rotta.  Chiudo gli occhi  e mi soffermo a pensare, a canticchiare i kili di marmellata di Cremonini e il troppo cerebrale di Bersani, a ridere come una pazza nella mia idea di mondo alla Baricco, ma la cosa più bella è capire fino in fondo che il Ti capita mai quando diventa concreto ti sconvolge la vita!!😂
#Vivere&SorridereDeiGuai

martedì 30 agosto 2016

#StatidAnimoSuFogliDiCarta


Le giornate sono solo una questione di stati d'animo che si rincorrono, che si mischiano, che si spingono su di un'altalena, a volte mostrano il meglio di noi stessi, a volte il peggio. Dalla lacrima alla risata pazza, dalla malinconia al picco di felicità,  da ho voglia di un gelato chi se ne frega al mangio la misera galletta di riso. Siamo in continuo movimento e la play List della nostra testa gioca con le nostre emozioni. Non ci facciamo mancare proprio nulla, soprattutto noi donne che non la smettiamo di volare su una stella, ma perché smettere se ci fa stare bene?!! È troppo bello scrivere stati d'animo su fogli di carta ma lo è ancor di più toccarne e sentirne mille fin sotto la pelle in un secondo. Oggi il mio stato d'animo è monocorda: emozione e paresi facciale da sorriso, la cosa più bella è non conoscerne la ragione!!!
#IlSoleÈUnoStatoDanimo



lunedì 15 agosto 2016

Ci Sono dei giorni...



...Ci sono giorni in cui ti senti in esilio, in cui nulla o nessuno riesce a farti tornare in te, che scivolano via inutili e smarriti. Ci sono che giorni che scappano via e ne afferrò solo la fine, altri che getti come cibo scaduto; poi ci sono quelli che diventano celebri, che lasciano il segno per un'emozione o per una scoperta. Rivedo in un attimo i giorni vigilia, dei conti alla rovescia, delle sfide temute e inattese, quei maledetti giorni che crediamo siano importanti invece appassiscono immediatamente. Tutti abbiamo dei giorni fotocopia, in cui passi ore a fissare il muro della tua camera o a guardare fuori dalla finestra. I giorni lacrima, in cui risentirci sulla pelle gli abbracci di Quelle persone che non ci sono più e lasciano il posto ai giorni di pioggia e tempesta dell'anima. Ci sono giorni duri, dagli strappi violenti, improvvisi, dalle cose che non puoi comandare o cambiare, giorni in cui torna una fitta nel fianco a farsi sentire. Quanto sono belli i giorni destino che si rincorrono, in cui tutto accade e tu non scegli nulla; giorni in cui voli leggero ad alta quota e quelli in cui anche camminare stanca. Quei giorni di responsi, esami, dalle mani sudate, in cui lavori tanto ma nessuno se ne accorge e poi quelli in cui tutti ti lodano quando tu non hai fatto nulla. Ci sono giorni da raccontare e giorni eremiti in cui lasci tutto alle spalle e diventi una salita e un silenzio.
E poi....ci sono giorni in cui ti accorgi che la vita è una collezione di fotografie che lascerai ad altri nella speranza che ne conservino qualcuna.
#AlbeTramontiOrizzonti
#IlSensoDiOgniCosaCheCe

lunedì 8 agosto 2016

Sull'orlo del mio mondo






...Scrivere è l'unico modo di parlare senza essere interrotti...scrivendo puoi esagerare nella scelta delle parole, puoi volare, puoi essere barocco, puoi essere poetico. Ciò che purtroppo spesso ci vergogniamo di essere nel parlare. È proprio nei  giorni d'estate che ti ritrovi sull'orlo del tuo mondo, con gli occhi fissi nel vuoto a pensare, a rivedere i tuoi giorni vissuti senza programmi ed accenni stupidi sorrisi per le cose che se, avessi una bacchetta magica cambieresti. Sei lì con la playlist del momento, quelle canzoni che fanno fare rumore ai tuoi pensieri buoni e cattivi: ogni volta di Vasco,  un cuore della Michelin, sto benedetto paradiso di Emma e mentre le loro parole leggono le loro emozioni tu continui a guardarti da fuori mentre penzoli da quel precipizio. Finalmente sull'orlo di questo mio fantastico mondo ho chiuso alcuni dei mie viaggi ma come disse Janny: per ogni fine c'è sempre un nuovo inizio. #ShareTheLove . Cambia il vento, cambia la musica dell'anima e raccolgo con i miei occhi le storie dei miei amici, degli sconosciuti di chi conosco per metà e racconto  con le mie parole le loro andate e i loro ritorni, mi piace delineare i contorni, cogliere quei dettagli più puri e magari buttar giù sulla carta quelle sfumature che loro non si aspettano. E sono qui a farlo ma non nello stesso posto, ora sono su un tappeto di fragole, con un vento debole che soffia e mi sembra di volare: sogna ragazza sogna e la mia penna va. Posso essere in centomila posti contemporaneamente, mi basta chiudere gli occhi e ubriacarmi dei miei segreti. Oggi è un giorno qualunque ma per me ha sempre un valore in più. 
#listintochestravolgelesistenzadellessere 
Questi giorni d'agosto che vanno ed io assapora miele.............. ;)




domenica 29 maggio 2016

...Quello che le foto non dicono...





....La fotografia è come una stanza buia: è solo con l'immaginazione che puoi collocare gli oggetti nello spazio, ed è solo con il pensiero, che in essa puoi cullare un sentimento.  Stefania Sammarro, è lei l'autrice di Oblivion, non solo pagine da leggere e fotografie da entrarci dentro ma, un riflesso in uno specchio. Ogni donna si rivedrá nelle sfumature di questi viaggi, i cosiddetti fotogrammi. Una donna è si un corpo ma è anche una farfalla, è un sogno d'incanto, un viso di pietra scolpito, un'alice nel paese delle meraviglie, un altrove, un viaggio da sola e un quadro mai dipinto. Una donna è un sorriso, è un essere fragile è quel riscatto dopo la tempesta. Più lo sfoglio più in queste foto di Ania mi ci butto dentro e ci immagino un mondo tutto mio, Manuela che vive con passione ogni angolo dell'immagine. Narrare il tempo in modo diverso, sublime direi e ogni volta è un ricominciare da capo, è un rivivere la lettura e la visione in modo sempre diverso. Tutto diventa poesia, un continuo richiamo all'anima, a tutti quelli che vivono le loro emozioni di pancia e di petto. Cosa c'è di più bello dell'anima impetuosa di una donna??
Oblivion, Falco editore.
#ViaggioAllaFineDiMe


martedì 17 maggio 2016

...Non smetto mai di alzare gli occhi al cielo...





Maggio 2016.....Riflessioni nelle parole..

....La mattina di capodanno Massimo viene svegliato da un grande trambusto: il padre è fuori di sé agghiacciato dal dolore, due uomini lo tengono per le braccia e lo portano via; il bambino viene trasferito nella casa dei vicini: la mamma è uscita per delle commissioni, tornerà. Poi un’altra versione: la mamma è salita in cielo e non tornerà mai più, ma lo proteggerà dall’alto come un angelo. L’esistenza felice di Massimo si frantuma: comincia il tormento che lo consumerà anche in età adulta,il buio inizia a squarciare la sua anima.... cerca di riappropriarsi col ricordo della memoria felice, ma dentro cresce la rabbia, la bestia che cova rancore: la mamma con i suoi profumati capelli ha tradito il patto di amore eterno. Da allora non può vedere le bare dei morti e non riesce a costruire rapporti sani di vita, perché gli mancano le radici, l’unico forte aggancio alla vita, al suo DNA.
....Non essere amati è una sofferenza grande, però non la più grande. La più grande è non essere più amati”: frase terribilmente vera, come tutto il racconto autobiografico di Gramellini in Fai bei sogni, che infatti si racconta in prima persona. Nasce il senso di colpa: la mamma è andata via perché lui non ha saputo trattenerla.
Non ha mamme di riserva. Non gli resta che il papà, maschio poco sensibile, vissuto nel mito di uomini forti: nonna Emma e Napoleone. Dipendente di un ufficio statale, è duro, incapace di accarezzare, uomo pratico, per il quale la dimensione affettiva è un optional. L’unico canale di comunicazione è il Toro, poi la morte del calciatore Meroni lo mette di fronte alla realtà: la morte esiste. Da quando poi la mamma ha raggiunto Gigi Meroni e il Grande Torino, Massimo non si sente più sicuro di nulla. Poi la fine delle elementari è tragica: anche la maestra lo ha abbandonato e Belfagor, il fantasma del Louvre, lo divora sempre più, e lo accompagna per tutta la vita fino alla scoperta inattesa della verità per conto di Madrina. Ciò gli restituirà la vera dimensione del padre e riuscirà a perdonare: dal perdono la nascita della linfa vitale.
Sono pagine dai mille colori che si inseguono l' uno con l'altro; Fai bei sogni è un grande immersione nell’animo umana, senza nessuna accademica velleità psicoanalitica, scende nell’animo di un bambino che deve affrontare il dolore più grande: la morte della madre. E la disamina scorre fluida e naturale per tutto il romanzo, facendo intravedere, pur nel buio profondo dell’angoscia popolata da Belfagor, il fantasma della sua mente dolorante, la luce della rinascita, l’uscita dalla caverna, che resta sempre presente come “una maglia nella rete che stringe” Massimo Gramellini, che non si dà per vinto, ma cerca ancoraggi di ogni sorta per sopravvivere al dolore che lo accompagna fino all’età adulta, al disvelamento della verità nascosta. Gli adulti pensano di proteggere i bambini mentendo, invece non fanno altro che alimentare il fantasma della disperazione che s’incunea mortale proprio lì dove non si capisce. Capire che ad un certo punto dal baratro più profondo ecco la risalita: l’età più adulta fa comprendere che qualche menzogna è naturale e forse la verità viene a sanare le ferite a momento opportuno restituendo uno spazio di vita e libertà all’animo infranto dal dolore, ricollocando gli eventi e le persone nella giusta luce e posizione. Finalmente quel bambino potrà vedere volare in alto il palloncino che tiene per mano nella copertina, tassellando il mosaico della sua esistenza ricongiungendo il dolore antico con la consapevolezza di un adulto, grazie anche a una figura femminile che lo supporta in questo doloroso processo rieducazione emotiva. Siamo a Torino,  questo aiuta la mia personale lettura,immagino il racconto quasi tangibile e di un'emozione devastante. Alcuni dolori lasceranno per sempre un vuoto incolmabile ma il tempo ti aiuta a stabilire una convivenza diciamo pacifica; a volte li senti sussurrare, a volte dirompono nel petto e fanno male, altre volte e grazie ad essi se nella vita si superano certe barriere perchè nulla sará mai paragonabile al loro peso. C' è un legame invisibile che non si può spezzare,esiste e basta ma tu: non dimenticare di alzare gli occhi al cielo e puntare i piedi ben saldi a terra.
#SeLeggoImmagginoSeScrivoFermoIlTempoInUnaPagina
#LibroDelGiorno















giovedì 5 maggio 2016

...stessi viaggi con nuovi occhi....



...Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi scrisse il grande Proust....Qualunque viaggio apre alla scoperta di nuovi mondi che ci arricchiscono mettendoci in discussione. Il risultato di tutto questo è l’avere un nuovo punto di vista sulle cose, è l’avere nuovi occhi, perché è con essi che facciamo più viaggi di quanto crediamo. Non sono sempre mete reali perchè possiamo viaggiare in treno, con la fantasia, con un racconto o un sogno, leggendo un libro, ad ogni modo, qualunque viaggio apre alla scoperta di nuovi mondi che ci arricchiscono mettendoci in discussione. Il risultato di tutto questo è l’avere un nuovo punto di vista sulle cose, è l’avere nuovi occhi.
Viaggiare ci permette di frugarci dentro e di comprendere noi stessi e gli altri. Vi è mai capitati di osservarvi da fuori?....Io lo faccio spesso e di me noto molti dettagli, come le chiamo io le sfumature...viaggio troppo spesso ma mi piace.
Chi ama viaggiare è in genere uno spirito libero, aperto a nuove esperienze materiali, umani e spirituali. Nel corso di questi viaggi, impariamo che giudicare è un’arte un po’ da miopi. Impariamo a riconoscere le diversità, apprezzandole in maniera che siano per noi una risorsa, fonte di ricchezza e di stimoli per la crescita, alla base di ogni vero viaggio c’è senz’altro la conoscenza ma un modo nuovo di guardare il mondo. Che ci sembra di colpo più grande, più maestoso, più ricco di opportunità.
...Non è importante dove andremo. Quale che sia la meta, ciò che conta davvero è aprirsi al mondo con nuovi occhi. E’ da nuovi sguardi che nascerà la consapevolezza di un nuovo mondo, migliore di quello precedente. E’ questo il vero viaggio che tutti noi siamo chiamati a fare.
Per tutto il resto #CalabriaILoveYou




sabato 30 aprile 2016

#OnWritingImbrattatoreDiPensieri



....Ho sempre sete di leggere e vado alla ricerca di pagine che lascino sempre un segno dentro di me e qualcosa da ricirdare, come il ritornello di una canzone. "On Writing" è tipo un manuale delle giovani marmotte, dei comandamenti da seguire per essere brillanti e non banali....mi piace.
King lascia riposare la sua penna di scrittore horror dimostrando di essere molto più di quell’etichetta che lo ha reso celebre....non svela chissà che trucco o mistero sulla scrittura, ma è un racconto onesto e appassionato sul mestiere di scrivere, o meglio su quello che King ha vissuto e imparato durante la sua carriera di scrittore.
Perché scrivere un libro sulla scrittura? Di solito non sono gli scrittori “popolari”, quelli da “best seller” come King a pronunciarsi a riguardo e infatti è lui stesso a chiedersi da dove gli sia uscito il ghiribizzo.

"...Era più o meno da un anno che mi trastullavo con l’idea di buttar giù qualche pagina sul mestiere di scrivere, ma mi tratteneva l’incertezza sulle mie stesse motivazioni: perché mai volevo scrivere sullo scrivere? Che cosa mi induceva a credere di avere qualcosa di interessante da dire?..."
La sua risposta: qst imbrattamento nasce da dentro come un fiume in piena....beh un pò come me tutto d'un tratto è di un fiato senza pensare.
....La prima e la terza parte sono autobiografiche e raccontano i primi passi di King nella scrittura, nonché il terribile incidente che lo colpì proprio mentre stava scrivendo il libro, La seconda parte, invece, è quella che potremmo definire il vero “manuale di scrittura” in cui King ci parla di avverbi e aggettivi, stile, personaggi, trama, grammatica, eccetera eccetera. A scriver così sembra io abbia letto una cosa pesante diremmo in gergo attuale "pallosa", in realtá  è un avvicendarsi di curiositá. Uno degli aspetti più interessanti,  è la descrizione di King sul contesto e sul modo in cui nascono le idee dei suoi libri: è quasi illuminante rendersi conto di come tutto ci sembra nascere dal nulla ma in veritá un processo non lineare nella nostra mente c è.....il famoso conscio e inconscio che fanno a botte ;).
Mi piace cogliere un aspetto importante quando leggo: quello scrivere di pancia, come se stessi parlando, senza troppe costruzioni logiche o linguaggi aulici stile Berlingeri....caro amato e odiato Diritto Privato. #OnWriting è tutto questo, scrivere a porte chiuse quando tutto il resto del mondo é fuori e tu sei in cima ad un precipizio...non cadi ma inizi a volare.
#ScrivereèUnarticolazioneRaffinataDelPensare



martedì 26 aprile 2016

....Riconoscersi...L'incastro perfetto...




....L'Amore è come un puzzle...Ogni pezzo si incastra un pò alla volta e piano piano crea una stupenda armonia di pezzi....basta che solo uno non combaci e il puzzle non ha più la sua forma. Costa pazienza L'incastro giusto,attenzione,cura, poi tra il collo e la spalla ci Poggio la fronte, Le mie dita tra gli spazi della tua mano, i miei capelli a levar via il tuo profumo di pelle,i miei occhi tra le pieghe del tuoi sorriso ed i tuoi di occhi pieni di me. Ci osservo da fuori e sento solo una canzone: sei uguale a me in ogni atomo con un abbraccio che non finisce mai....il mio calore preferito....tu amore sei così almeno credo: metti a posto pezzi fuori posto che all'apparenza sembrano così....crei e disfai e non si capisce mai fino in fondo il perchè.  Bisotti scrive: " Amo la gente che si ama, che sa amarsi, aspettarsi.Ha un vestito migliore cucito addosso con l'ago dell'anima. E lo regala, senza guardare la misura. Perchè l'amore non si prova ma si indossa direttamente."
Fra me e te, Fra noi, fra emozioni e sentimenti c è la parole costruire.....un'emozione può colpirci per un istante e svanire prematuramente, i sentimenti mettono radici dentro di noi.
#NonSiamoFattiPerStareDaSoliMaNemmenoConChiunque
#VeroAmoreIncastroUnicoPerUnicaForma


venerdì 22 aprile 2016

...Buon Viaggio che sia un andata o un ritorno...







Partenze....share The love 
Un viaggio: grande metafora dell'esistenza umana.
Vi sono viaggi, distribuiti in modo vario e incontrollabile, viaggi a cui si è costretti ( Adamo e Eva ) e viaggi voluti ( Ulisse ); viaggi del corpo in uno spazio fisico, viaggi della mente che indaga, viaggi della fantasia che costruisce nuovi mondi; e, tra tutti, il più temuto e cercato allo stesso tempo, il viaggio dentro noi stessi.
Ma perchè un viaggio esista deve esistere una partenza. E perchè esista una partenza serve volontà, che spesso si traduce in una scelta si separazione. Da qualsiavoglia anima o luogo.
Ebbene, partire: dal latino partire o partiri, cioè "dividere". Qualcuno da qualcun altro o da qualcosa. E per quanto appaia intrisa di malinconia, la definizione di separazione - e quindi di partenza - non dovrebbe suscitare nessuna paura. Partendo, s'impara che non esiste alcuna acquisizione di verità. Quando ti avvicini a una cosa, puoi scoprire che non c'è, che svanisce e allora ne scorgi un'altra più lontana a cui rivolgerti. E scegli di partire di nuovo. Ma attraverso questo continuo inseguire delle cose che non esistono, esisti tu. Ciò che si perde in verità, dunque, lo si guadagna in consapevolezza. Quella di esistere.....
Quella che un piccolo movimento individuale può provocare cambiamenti significativi.
Partendo, s'impara che si possono perdere autobus e aerei restando vivi lo stesso. Presto o tardi, qualcuno ripasserà a prenderci.
Partendo, si scopre che per far passare la paura, bisogna fare le cose avendo paura. Presto o tardi, quella, se ne andrà.
Il movente di ogni partenza è un motore potente e prezioso. Ci obbliga a scegliere se correre o camminare al nostro stesso fianco, ci suggerisce che il nostro stesso abbraccio è più importante di quello anelato che potrebbe non arrivare mai, ci racconta della solitudine e della condivisione.
Partire è una convivenza necessaria e coercitiva con le nostre scelte e le relative rinunce. Dal contenuto di una valigia, alla conservazione di un ricordo. Ci costringe a coniugare l'esaltazione per il nuovo con lo sconcerto dell'imprevisto. E' al contempo, meraviglia e insidia.
La partenza e un'opportunità: di andare con, ma anche di andarsene da. E' moto per luogo, a luogo, da luogo. E, in un processo di separazione costruttiva, le due metà - partite - avrebbero il preciso dovere di ricostruirsi nella loro più integra identità. Di riconoscersi, come soggetti autonomi, consapevoli e in movimento. Soltanto allora potranno ricongiungersi e festeggiare il ritorno.
Perchè solo due unità, e non due metà, sono la premessa di un amore autentico.
"Perciò, / partiamo, partiamo che il tempo è tutto da bere, / e non guardiamo in faccia nessuno, che nessuno ci guarderà. / Beviamo tutto, sentiamo il gusto del fondo del bicchiere; / e partiamo, partiamo, non vedi che siamo partiti già?"
( Viaggi e miraggi di Francesco De Gregori ) .

Bacioni!